Cosa cambia con il successo dei tablet rispetto a ierilaltro? È vero che il web è moribondo, ed entriamo nella Post PC Era? Ho provato a scriverne per il blog di K.com

Alzi la mano chi di voi ha ordinato un iPad2 e lo sta ancora aspettando. Lanciato da più di un mese sta replicando il successo di vendita del primo modello, aumentando ancor di più la diffusione dei tablet a discapito dei vecchi portatili. Si comincia a sospettare che non sia una moda passeggera, ma una vera rivoluzione destinata a modificare i nostri comportamenti.

Oltre alle caratteristiche dello strumento, non così diverso da un tradizionale netbook, c’è un aspetto che merita qualche riflessione più approfondita. L’iPad ha reso ancora più familiare l’uso delle Apps, apparentemente anche a discapito del web tradizionale. Le applicazioni presentano alcuni vantaggi, ma sono veramente destinate a far morire il web?

È curioso che Wired si ponga questa domanda proprio in un momento in cui l’uso del web si sta allargando ad utenti che fino a poco tempo fa non lo conoscevano, o quasi, in cui i social network impazzano e l’editoria tradizionale sembra essere destinata ad abdicare a quella online.

Cosa fa pensare a questo possibile cambiamento epocale? Come si è arrivati a questa situazione?

Tutto iniziò con l’iPod

L’iPad è un successo recente ma con solide radici. Il 21 ottobre 2001 Apple lancia il primo iPod; e riscuote un successo senza precedenti, non che fosse un’invenzione straordinaria, i lettori mp3 esistevano già ma il mercato musicale ne era influenzato solo in negativo. Erano i tempi di Napsters e della diffusione della pirateria, il mercato musicale sembrava destinato a scomparire, ma Apple riuscì a reintrodurre l’abitudine a pagare l’acquisto di canzoni.

La vera “rivoluzione” non fu tanto il lettore, ma iTunes. Nasce un nuovo modo di distribuire contenuti musicali a pagamento; un sistema chiuso che ha permesso ad Apple di fidelizzare oltre 150 milioni di utenti che usano altrettante carte di credito. Si può usare iTunes anche con Windows, ma usarlo con lettori diversi dall’iPod o ascoltare files non regolarmente acquistati non è più così semplice; anche se non poi tanto complicato.

Il fenomeno iPhone

Nel 2007 arriva anche l’iPhone, che ricorda molto l’iPod, non solo nell’estetica; e l’11 luglio 2008 viene aperto anche l’AppStore.La filosofia è la stessa di iTunes, un altro ambiente chiuso e completamente controllato da Apple, che permette la compravendita di applicazioni sviluppate da chiunque per il telefonino.

Risultato, un successo di vendita senza precedenti e il cambiamento radicale della telefonia.

Arriva l’iPad

Un decennio dopo l’iPod, il 27 gennaio 2010, arriva l’iPad che diventa il gadget con diffusione più rapida della storia. In soli 80 giorni sono stati venduti tre milioni di esemplari. Nessuna tecnologia si è mai diffusa con tanta velocità: basti pensare che per il passaggio dai vhs al dvd ci vollero 5 anni per vendere 3 milioni di lettori.

Qui l’AppStore è attivo da subito, ed ha un immediato successo.

Secondo Horace Dediu, per ogni dispositivo vengono scaricate in media più di 60 applicazioni, i 10 miliardi di applicazioni scaricate sono stati raggiunti in metà tempo rispetto al download delle canzoni; il rapporto non è proprio esatto, visto che molte apps sono gratuite, ma serve a rendere l’idea del fenomeno.

Apps economy

La concorrenza di Apple infatti non si è fatta pregare e ha costruito i suoi negozi di applicazioni, e anche se Apple non l’ha presa benissimo, oggi non è più concepibile un telefono cellulare o un tablet senza App store, e presto arriverà anche ai computer di casa, per non parlare degli elettrodomestici.

Mac App Store, la versione per Macintosh del negozio delle applicazioni, è il vero cuore della rivoluzione annunciata da Steve Jobs durante la presentazione nuovo sistema operativo Mac OS X  Lion. Il successo è assicurato visto che consente estrema facilità d’uso agli utenti meno esperti e la disponibilità di una piattaforma di distribuzione, gestione e pagamento centralizzata ed enormemente semplificata agli sviluppatori.

È facile prevedere una trasformazione radicale del modo in cui usiamo il computer, tutto è comprabile e pronto per funzionare con un solo click; basta software da installare e configurare. E basta anche alla fuga degli utenti che passano da una tab all’altra del browser in un attimo.

Per questo non mi sembra corretto di parlare di post pc era nel senso di sparizione dei computer a favore dei tablet, ma come trasformazione del modo di utilizzo a prescindere dal tipo di hardware utilizzato.

L’uso delle applicazioni è meno dispersivo, visto che (semplificando all’estremo) queste occupano l’intero schermo, e non permettono di saltellare da una all’altra con la stessa agilità che usiamo con i tab del browser. È già stato evidenziato come le apps inducano a meglio focalizzare i contenuti e permettano un maggior approfondimento nella fruizione dei contenuti e una più lunga permanenza. Non è un caso che il primo settore a lanciarsi in maniera pesante sulle apps sia l’editoria, un po’ per via della migliore esperienza che può avere il lettore, e molto perché si punta da subito ad imporre un modello in cui sia previsto il pagamento dei contenuti e non si debba puntare sulla sola pubblicità per i ricavi.

Non è solo il settore editoriale a puntare alle apps; prenotare un Hotel, fare un bonifico, visualizzare come starebbe quel divano nel nostro soggiorno verrà sempre più spesso fatto attraverso applicazioni dedicate per le maggiori semplicità e la gradevolezza d’uso che derivano dall’utilizzo di ambienti dedicati.

Il cambiamento non riguarderà solo le aziende private, la sfida riguarda anche la Pubblica Amministrazione e i servizi al cittadino. Andrea Casadei, consigliere per l’innovazione del ministro Brunetta, afferma che “è importante che le Apps di servizio che verranno sviluppate dagli enti della PA siano sempre aggiornate e inerenti alla realtà del momento: solo così possiamo aumentare in positivo la percezione dei cittadini verso la PA”.

Criticità

È stato da poco pubblicato il rapporto “Mobile Internet, Content & Apps” relativo al 2010 realizzato dall’Osservatorio Mobile Content & Internet della School of Management del Politecnico di Milano che ben fotografa la situazione di forte crescita del mercato delle Apps e boom delle vendite di smartphones; ma mette anche in luce il fatto che tutti questi fenomeni positivi vanno a scontrarsi con le tipiche arretratezze che caratterizzano l’Italia. Wi-fi ancora praticamente impossibile da gestire, scarsa diffusione della banda larga, pasticcio sulla banda mobile di cui abbiamo parlato pochi giorni fa e così via.

È vero che gli italiani sono sempre attenti ai gadget tecnologici, ma se non si creano le condizioni per poterli utilizzare al massimo delle loro potenzialità, gadget restano e non diventano strumenti utili anche allo sviluppo economico. Per rendere possibile un ulteriore sviluppo del settore in Italia si deve puntare ad estendere l’accessibilità all’intero territorio nazionale e ad eliminare le numerose zone “grigie” presenti oggi anche nelle maggiori città mentre invece si rischia di raggiungere presto la saturazione della banda oggi disponibile.

Il rischio è di rimanere emarginati nelle innovazioni in corso.

Un solo esempio dei molti possibili, tanto per parlare di dati recentissimi: il valore del mercato ebook in Italia è circa lo 0,1% del mercato dei libri, negli Usa oltre 10%. I titoli a disposizione sono circa diecimila, contro oltre un milione di titoli in Usa,  600 mila titoli in UK, 50 mila in Francia e 25 mila in Germania. Una prova che le tecnologie disponibili non sono pienamente utilizzate né dalle persone, in quanto consumatori, né dalle aziende in quanto produttrici.

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