Foto di Peter E. Lee


Posto anche qui il mio primo articolo per iMilleMag, lì l’hanno titolato Cinema italiano. I ritardi della politica. Molto correct.

Tax credit e Tax Shelter cinematografici: un caso di buona politica, in cui si porta innovazione in maniera bipartisan, ma con i consueti risvolti negativi che non ci facciamo mai mancare.

Tax Credit e Tax Shelter hanno seguito un curioso cammino legislativo, e potrebbero essere un caso di buona politica bipartisan. Basti dire che fra i maggiori sponsor ci sono stati da una parte Rutelli e Bordon e dall’altra Carlucci e Barbareschi (!).

Le norme sono state introdotte nella finanziaria 2008 [1] dal Governo Prodi, ma erano già previste dell’articolo 1, comma 338 , della legge 244/2007 del precedente Governo Berlusconi. I decreti attuativi [2] sono arrivati nel luglio 2009, dopo il nuovo cambio di governo, e dopo che in un primo momento avevano subito il tipico taglio di Tremonti al Ministero di Bondi.

Tali provvedimenti erano in scadenza a fine 2010, ma a fine dicembre sono stati prorogati fino al 30 giugno 2011. Poco, ma almeno non sono decaduti.

Pur essendo una sorta di aiuto di Stato, l’Unione Europea li consente per via della “eccezione culturale” del settore cinematografico; è anche giudicata favorevolmente la via, intrapresa nella maggior parte dei Paesi europei, dell’incentivazione fiscale al posto dei contributi a fondo perduto.

Nel merito si tratta di due misure di incentivo fiscale. La prima è uno scudo fiscale – ma nulla a che vedere con “quello” scudo fiscale – che prevede la detassazione degli utili che vengono riutilizzati per la produzione di film, a patto che questi siano di nazionalità italiana o di interesse culturale. Si rivolge sia alle imprese di produzione cinematografica (Tax Shelter Endogeno), sia alle le aziende fuori dal mondo del cinema (il cosiddetto Tax Shelter Esogeno). Il vincolo più importante è che almeno l’80% dell’ammontare sia speso su territorio nazionale.

La seconda è un sistema di credito di imposta (“tax credit”) che funziona “in compensazione” quindi permettendo il recupero del credito non solo con in presenza di utili ma anche con compensazione su IVA, contributi o imposte sulle attività produttive.

Queste misure intervengono su tre aspetti aspetti complementari:

– stimolano le case di produzioni italiane ad investire in produzione;
– rendono maggiormente attraente girare in Italia per produzioni straniere, con tutto il ritorno di indotto e di immagine che ne consegue;
– incentivano l’investimento nel settore cinematografico da parte di aziende di altri settori o fondi di investimento.

Altro aspetto fondamentale é che, in questo caso, rispetto ai contributi FUS si elimina l’aspetto discrezionale; non viene effettuata una valutazione qualitativa da parte dello stato e così il contributo non spetta a qualche progetto selezionato, non sempre con criteri oggettivi, ma a tutti i soggetti che possiedano requisiti certi.

Sono aspetti fondamentali se si valuta che il cinema italiano abbia un estremo bisogno di cambiare modalità produttive e mentalità; oggi é un settore abituato all’assistenzialismo, ma ha le potenzialità per trasformarsi in un settore meno artigianale e più industriale.

Fino a qui le note positive, ma una lettura più critica non può non notare che fra l’approvazione della legge e i decreti attuativi è passato più di un anno e mezzo, consentendo l’entrata in vigore quando ormai la scadenza si avvicinava; adesso è stata concessa una proroga di soli 6 mesi, e l’efficacia è sicuramente limitata.

La produzione di un film è un processo che richiede almeno due anni; non si può affrontare un investimento senza avere certezza del quadro normativo che ci sarà nel momento della realizzazione. Per questo la percezione che si ha, anche dall’esterno, è di mancanza di opportunità in Italia. Graham King – produttore di The Tourist e Gangs of New York – ha dichiarato [3]: “Il sistema del tax shelter è quello che fa la differenza. Adoro l’Italia e qui ci sono anche degli ottimi tecnici nonché dei grandi attori. Se il vostro governo, però, copiasse il sistema sviluppato oggi in Gran Bretagna, attirereste anche delle grandissime produzioni come succede a Londra. Non andrei mai in un paese dove non ci sono tecnici preparati, ma dovendo scegliere, preferisco quello dove gli incentivi fiscali ci semplificano la vita e ci fanno risparmiare“.

Da notare che, per “The Tourist”, questo signore ha speso di “tasca sua” a Venezia, 10 milioni di euro per location, maestranze, trasporti e costi diretti vari, generando sicuramente un indotto notevole.

E non è un caso che King citi la Gran Bretagna; il sistema è attivo in diversi paesi europei, ma quello adottato lì, in sostituzione dei precedenti contributi, è particolarmente efficace. Anche in quel caso si richiede che i film prodotti spendano sul territorio nazionale parte delle risorse, e che vi vengano distribuiti in sala. La differenza è che non è previsto un tetto massimo, e che non ci sono vincoli temporali come in Italia, visto che attualmente non è prevista una scadenza delle misure.

Di sicuro c’è necessità di ulteriori interventi legislativi, ed è auspicabile che questi introducano una maggiore certezza per il futuro, fissando un orizzonte temporale molto lungo in cui siano operative queste misure, come pure che vengano finanziate in misura maggiore, magari attingendo a parte dei fondi FUS; invece è assolutamente controproducente introdurre una tassa di un euro su ogni biglietto come ha deciso di fare il Governo nel decreto milleproroghe.

Note:
[1]
– Finanziaria per il 2008 (legge n. 244/2007 del 24 dicembre 2007; art. 1, comma 327 lett.a, comma 333 e commi da 335 a 339);
[2] – Decreti interministeriali (del ministro per i Beni e le attività culturali e del ministro dell’Economia e delle Finanze) del 7 maggio 2009;
[3] – Giornale dello Spettacolo n. 22 del 17 dicembre 2010.

Si commenta qui.

Foto di Peter E. Lee


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