marghera è sempre al centro dell’attenzione, ma non si capisce mai cosa vi stia succedendo e che futuro potrà avere.

prendiamo due notizie relativamente recenti, una è che nascerà il primo impianto per realizzare energia dalle alghe. buono, forse.

l’altra è la decisione, da parte della regione veneto di riavviare il famigerato inceneritore SG31. male, di sicuro.

la centrale sarà finanziata dall’autorità portuale di venezia per il 51% e dalla enalg di giancarlo giglio e willer bordon (e già qui inizio a sentire puzza di bruciato); e secondo le dichiarazioni produrrà 40MW, ma secondo alcuni il dato è stato pesantemente sovrastimato e si arriverebbe a 7/8, non proprio la stessa cosa. e mica si usano le alghe della laguna, dovrebbero essere coltivate apposta; possiamo solo sperare che non si vada anche ad alterare il già fragile ecosistema lagunare.

facendo i conti della serva si nota che verranno spesi 200milioni di euro per produrre 7-8MW; con la medesima spesa si potrebbero installare centrali fotovoltaiche capaci di generare veramente i 40MW dichiarati oppure otto centrali di seconda generazione che ne fornirebbero quasi il doppio. ma non divaghiamo.

incuriosito ho consultato alcuni amici che ne capiscono più di me, e ho imparato che le biomasse moderne non si ricavano solamente da alghe o piante, ma si possono fare anche usando il cibo che viene buttato via o altri rifiuti organici.

– le centrali a biomasse di prima generazione funzionano bruciando biomasse come legno, paglia o le alghe appositamente coltivate. in questo tipo di centrali le biomasse vengono coltivate, raccolte e bruciate per ricavare elettricita’ in forma termoelettrica.

– le centrali a biomasse di seconda generazione – chiamati all’estero waste disposal per evitare confusioni – funzionano tramite decomposizioni di rifiuti organici tramite colture di batteri. In pratica, si buttano gli scarti di cibo di supermercati, ristoranti, famiglie e della produzione agricola in appositi reattori chimici, dove i batteri decompongono tutto e si ricava biogas.

su questi impianti stanno investendo un po’ dappertutto, ma non in veneto. i buoni motivi per farlo sarebbero due: il costo ridotto e il fatto che le centrali waste disposal usano i rifiuti come combustibile. si calcola che si potrebbe generare il 30% del fabbisogno energetico di una citta’.

è sufficiente realizzare una buona gestione dei rifiuti – separare scarti organici e inorganici – e il gioco e’ fatto.

e qui entra in gioco anche l’SG31, perchè insistere sullo smaltimento di rifiuti pericolosi in modo inquinante, quando si possono destinare risorse alla produzione di energia pulita facendo diventare virtuosi i rifiuti locali?

venezia e’ una zona turistica che produce enormi quantita’ di scarti alimentari da ristoranti, famiglie e supermarket. in piu’, il veneto è regione produttrice di vino, e i residui organici della produzione del vino sono perfetti per questo tipo di impianto.

quindi, alla classica domanda “quale il futuro di Marghera?”

la risposta migliore e’ “impianti a biogas dai rifiuti del turismo“.

grazie a filippo e corrado per i consigli, spero di non aver detto castronate sintetizzando i loro insegnamenti :)

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