ops, ho sbagliato titolo: un casinò in ogni collegio elettorale albergo.

l’ottima ministra Brambilla ha finalmente pronto il piano per l’apertura di nuove case da gioco, di cui si parlava da mesi. l’ancora più ottimo espresso ha fatto uno scoop e ha messo il piano online prima che venga approvato. ottimo modo per bruciarlo.

il testo contiene una cosa ottima, a mio avviso. finalmente il gioco d’azzardo viene sdoganato.

forse non è così ottima, ma almeno cade la grande ipocrisia che fino ad oggi lo vietava; salvo concedere la deroga ai quattro casinò esistenti, e salvo svuotare le tasche degli italiani con una miriade di giochini e lotterie in cui è praticamente impossibile vincere. pochi lo sanno, ma i giochi del casinò sono molto più “equi” visto che il banco ha un vantaggio dal 3 al 10% nei confronti dei giocatori; molto inferiore a quello di gratta e vinci, superenalotto e slot machines da bar, autentiche rapine legalizzate.

cade anche la grande bugia che per anni ci raccontavano sull’apertura di altri casinò; la DC prima, e i cattolici trasversali poi, motivavano il divieto con la salvaguardia della moralità delle famiglie. poco plausibile scusa che serviva a nascondere la verità; i politici non riuscivano mai a mettersi d’accordo per decidere in quali città aprire e finivano per impallinare i disegni di legge che non prevedevano espressamente l’apertura nei confini dei rispettivi feudi elettorali.

le note positive finiscono qui.

riguardo a quelle negative, dal testo si capiscono molto bene due cose:

1 – chi lo ha scritto non capisce molto del funzionamento del settore (si fa per scherzare, eh! non querelatemi).

si potranno giocare solo quattro giochi d’azzardo: roulette, black jack, chemin de fer, baccarat.

e il poker? forse sarà uno skill game giocabile ovunque, non solo nei casinò.

e le slot machines? anche queste non sono azzardo, evidentemente. perché non riesco a credere che qualcuno, oggi, voglia aprire un casinò senza slot.

e il punto banco? cosa? vabbè, non è così conosciuto.

i dadi, ok li giocano solo gli americani

e il pachinko (foto) non lo vogliamo far giocare a tutti gli orientali che vivono qui?

la smetto qui, ma mi pare inutile normale quali giochi si possano svolgere. anche l’azzardo è un settore mutevole ormai, e mettere vincoli così stretti è un vincolo troppo rigido (vedi anche punto 2).

altra perla del decreto è l’istituzione di un albo dei croupier. un albo? come per gli avvocati? ma non si voleva abolirli tutti in nome del liberismo? (vedi anche punto 2)

vero che è un lavoro difficile e delicato, ma è compito dei gestori dei casinò selezionare i dipendenti, non serve a nulla un esame di abilitazione, a meno che non si vogliano favorire tutte le pseudo  scuole per croupier che già esistono e servono solo ad illudere chi le frequenta e ad arricchire i proprietari.

non vorrei infierire, ma non si può non parlare anche dell’assunto che sta alla base di tutta la legge. secondo la ministra, lo scopo primario è rilanciare il turismo. come se il turismo legato all’azzardo non fosse assolutamente minimale; e come se i giocatori scegliessero di andare nell’hotel di taormina (per dirne una a caso)  che offre tre o quattro tavoli di roulettte, invece che passare un week end a montecarlo.

2 – questo governo più dirigista dell’unione sovietica dei tempi d’oro.

oltre ai passaggi citati sopra non posso non notare questo: le case da gioco saranno gestite da società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà appartenere al comune in cui è ubicata la struttura dedita al gioco d’azzardo, e viva il libero mercato.

capisco che ci sia l’esigenza di mettere in moto un trasferimento economico verso lo stato e i comuni, i casinò servono a questo, ma sarebbe bastato vincolare la concessione lasciando massima libertà alla struttura societaria, mettere questo vincolo è inutile.

infatti la gestione del gioco potrà essere appaltata a soggetti terzi, e questo spiega le uscite dei giorni scorsi di brunetta. ma questo è un altro post

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