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Non è un periodo economicamente fortunato per il paese, ma il settore del gioco è uno dei pochi che non ne sta risentendo. Nomisma* ha dedicato il suo quaderno dell’economia di aprile ad una attenta analisi sul gioco in Italia, dove evidenzia che nel 2008 la raccolta totale dei giochi legali è stata pari al 3% del PIL – 47,5 miliardi di euro – con un aumento rispetto al 2007 del 12,6%.

Il 2009 prosegue questo andamento positivo e le stime per quest’anno – 53,8 miliardi – sono di ulteriore crescita del settore, nonostante la crisi. Probabilmente si dovrebbe dire grazie alla crisi, perchè come ricordava a ottobre 2008 il presidente del Casinò di Venezia, Pizzigati, “Nelle crisi economiche si taglia il voluttuario però c’è sempre l’inseguimento del sogno». Dichiarazione perfettamente condivisibile, ma che non vale per il Casinò di Venezia; in questo caso la crisi ha portato una diminuzione degli introiti nonostante l’aumento degli ingressi, conseguenza di una minore spesa “pro-capite” dei clienti.

Negli ultimi anni si è verificato un forte aumento della concorrenza, come conseguenza della liberalizzazione del mercato e l’ingresso nel settore dei giochi, di grandi gruppi come Snai, Lottomatica e Sisal o l’arrivo di colossi stranieri come Intralot e Bwin. Questi sono da considerarsi diretti concorrenti del Casinò perchè nel mercato italiano il tipo di gioco che “tira” di più sono le cosiddette new slot, che hanno registrato un aumento addirittura superiore al 15% – da sole rappresentano quasi metà del mercato – con a ruota gratta e vinci e superenalotto. Tutti giochi direttamente concorrenti del Casinò di Venezia, visto che anche questo punta sulle slot machines e, quindi, sugli stessi giocatori di fascia bassa.

Un altro fenomeno importante è la esplosione dei cosiddetti skill games; il poker online è legale in italia dal settembre 2008 e ha raccolto, nei primi 4 mesi, 242 milioni di euro, quindi più dell’incasso annuale del casinò. E’ un nuovo fronte di concorrenza che il casinò non riesce a contrastare. L’offerta di poker all’interno delle sale da giochi è pressocchè nulla e per l’online è stata comprata (300 mila euro) la licenza, ma non sono seguiti investimenti per lanciarlo e non è utilizzato nemmeno come veicolo promozionale; al contrario si pubblicizza il brand Casinò su riviste del settore ma senza nemmeno dire che sul sito è attiva la possibilità di giocare online.

Se a questo quadro aggiungiamo le nuove aperture a slot machines e gioco online contenute nel decreto sull’Abruzzo e la probabile apertura di altri casinò negli Hotel a cinque stelle, grazie al “pacchetto Turismo”, lo scenario per il futuro è tuttaltro che roseo, per la casa da gioco, con tragiche conseguenze anche sul bilancio comunale. Mi pare evidente che il Casinò non riesce a reagire agli stimoli del mercato con la rapidità che il mutato contesto competitivo richiederebbe.

A parte le, soggettive, considerazioni sulla qualità del management sono evidenti i limiti derivanti dall’essere una società a capitale interamente pubblico. In ogni caso il ritorno alla gestione diretta da parte del Comune, auspicata da molti politici di ambo gli schieramenti, non è la soluzione.

Si otterrebbe, solamente, la facoltà di decidere in maniera diretta come distribuire i soldi delle sponsorizzazione e le assunzioni, ma la casa da gioco non ne guadagnerebbe in capacità decisionale e flessibilità; senza dimenticare i vincoli che derivano dalla proprietà pubblica, sia nella libertà di manovra sia nella mentalità dei dipendenti. La proprietà pubblica rimane fondamentale per garantire servizi ai cittadini, ma in questo caso si tratta di massimizzare le entrate economiche per il Comune, quindi bisogna operare la scelta che metta il Casinò in condizione di rapportarsi nel modo migliore con il mercato.

Anche Cacciari se ne è accorto ed ha ribadito quella che anch’io considero la soluzione ottimale per il Comune; ossia vendere la Casinò Municipale di Venezia S.p.A. ad un gruppo privato intenzionato ad investire seriamente nel mercato del gioco; senza preoccuparsi se tale investitore sia italiano o meno.

Si otterrebbero diversi vantaggi; intanto incassare una cifra a moltissimi zeri dalla vendita. Quanto può valere il casinò? Sicuramente molto più dei 48 milioni che sono l’attuale capitale sociale perchè bisogna considerare anche le diverse controllate di valore, le licenze per il gioco d’azzardo e l’online, un brand conosciuto in tutto il mondo (vedi i casinò Venetian a Las Vegas e Macao), immobili di assoluto prestigio. E oltre all’incasso immediato si possono incrementare i flussi di cassa futuri, ad esempio è verosimile che il Comune chieda un canone mensile di 10 milioni. E che siano dieci milioni netti, senza la necessità di fare sconti in caso di difficoltà come avverrà quest’anno con la riduzione della quota da 107 a 90 milioni.

La vendita della Casinò Municipale di Venezia S.p.A. porterebbe al Comune, oltre all’incremento degli introiti, la eliminazione dei rischi d’impresa; sono convinto che sia l’unico vero affare possibile, oggi, per sistemare il bilancio anche in ottica futura.

Tutto bene quindi?

Ni.

Sono convinto che l’annuncio di Cacciari non porterà alla reale privatizzazione, vedo anzi il rischio che si facciano entrare nel capitale sociale altre società pubbliche (ricordate l’Ames?); quindi resto in attesa e aspetto con curiosità i programmi elettorali per il 2.010.

* Nomisma – Quaderni per l’economia – N. 4, 24 marzo 2009: il gioco in Italia, un mercato ad alto impatto sociale.

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